• 18
    Ott
    2002
    IL GATTOPARDO
    (14490 click) - Sim Van
    La vicenda descritta nel romanzo si svolge in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico, quando già incalzano i tempi nuovi, dall'anno dell'impresa dei Mille di Garibaldi la storia si prolunga fino ai primordi del Novecento.
    Protagonista è una famiglia della più alta aristocrazia isolana, i Salina, sul cui stemma è raffigurato un gattopardo, ma la narrazione si accentra quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, il "Gattopardo", uomo complesso e tormentato che trova nella passione per l'astronomia e per la caccia una via di fuga dallo spazio e dal tempo in cui vive.

    La storia comincia quindi narrando i fatti di casa Salina durante i giorni in cui i Mille sbarcano nell'isola, quando anche il nipote preferito di don Fabrizio, il giovane e avvenente Tancredi Falconieri, decide di unirsi ai garibaldini affermando che, "Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi".

    Terminati poi i momenti più critici della spedizione di Garibaldi, la famiglia Salina si trasferisce, come ogni anno, nella residenza estiva di Donnafugata, dove Tancredi conosce Angelica, la bellissima figlia di don Calogero Sedara, un sensale arricchito, divenuto sindaco del paese e simbolo dell'ascesa sociale della nuova ricca borghesia. La ragazza, con la sua grazia e la sua ricca dote convince Tancredi a sposarla e il Principe acconsente alle nozze.
    Intanto da Torino, allora capitale del Regno, viene offerta la nomina a senatore al Principe, ma egli, molto scettico, declina l'offerta indicando come più adatto proprio don Calogero Sedara.

    Gli anni trascorrono: don Fabrizio constata che alla sua classe, quella dei "Gattopardi", è subentrata quella degli "sciacalli", avida di guadagni e povera di tradizioni, come appunto i Sedara. Quindi, dopo essere stata a lungo da lui corteggiata, la morte lo coglie in una camera d'albergo con vista sul mare a Palermo, nel luglio1883, dopo un lungo e faticoso viaggio a Napoli.
    Le sue tre figlie, zitelle, continueranno a vivere a villa Salina, ormai ricoperta di polvere e di vecchi ricordi, come uniche superstiti di quello che fu uno splendido casato.

    Il Gattopardo é un libro di difficile interpretazione. Esso presenta temi contrastanti: i cambiamenti storici della Sicilia; l'introspezione interiore di un aristocratico che vive personalmente il disagio di una generazione a cavallo tra due contesti politici differenti; il senso di decadenza della Sicilia e della classe aristocratica, che lascia il posto alla nuova borghesia, capace di adattarsi più in fretta ai cambiamenti.
    L'autore, che come il protagonista appare sfiduciato ed indifferente nei confronti del contesto politico e sociale del tempo, svela la vera identità della Sicilia, una regione da sempre chiusa in se stessa, e dei siciliani, intolleranti alle novità. E lo fa con un'ironia tipicamente siciliana, beffarda e tagliente, espressa abilmente dal linguaggio.
    Tramite la descrizione dei paesaggi assolati, dominati dal senso di morte e dalla pigrizia di un clima caldissimo, dei giardini e degli interni dei palazzi signorili, anch'essi intrisi di decadenza e di morte, dei personaggi, su cui incombe spesso l'ombra della morte, egli sviluppa il motivo più autentico del romanzo, la negazione della storia, la sterilità dell'agire umano.

    ( Feltrinelli, Milano)
  • 11
    Ago
    2002
    SEMPRE NEL POSTO SBAGLIATO
    (6981 click) - Sim Van
    AUTOBIOGRAFIA di Edward W. Said
    Titolo originale: Out of place; traduzione dall'inglese di Adriana Bottini

    L'autore narra la propria infanzia e giovinezza vissuta in famiglia, in grandi ville signorili fra Gerusalemme, il Cairo e Dhour (Libano) tra gli anni '40 e '50; sullo sfondo sono la colonizzazione inglese e americana, la nascita dello stato di Israele nel 1948 e l'occupazione della Palestina.
    Primogenito di cinque figli, unico maschio, è considerato pigro, goffo, inaffidabile e fuori posto da genitori ed insegnanti, studia nelle migliori scuole inglesi ed americane del Medio Oriente insieme ad i più noti WOG, Westernized Oriental Gentlemen (tra cui il futuro re di Giordania Hussein e il Omar Sharif), quindi negli States a Princeton e Harvard.
    Egli narra con intelligenza, con stile impeccabile ed un linguaggio preciso ed articolato, senza indulgere in sentimentalismi, anzi con una vena umoristica ed autoironica alla stregua di Woody Allen (o anche, per intenderci, di Italo Svevo in certi passaggi de La coscienza di Zeno), delle origini della sua famiglia; dell'espropriazione della casa natale a Gerusalemme dopo il 1948; della giovinezza vissuta al Cairo nel benessere dato dall'attività commerciale del padre; della sua relazione con il padre, burbero al limite della crudeltà, distante e duro e con la madre pericolosamente invasiva, ma amatissima; delle vacanze trascorse per anni con la famiglia nella casa in Libano; degli anni di scuola, college e università; degli incontri con figure che determineranno la sua vita: tutta la famiglia Said e la zia votata alla causa palestinese, gli insegnanti inetti di varie scuole di lusso, gli studenti straricchi di Princeton e lo studente-bulletto futuro Omar Sharif, di un buon insegnante di piano; di amici e conoscenti di famiglia, negozianti cairoti e libanesi.
    E intanto mostra come, prima dell'occupazione israeliana, Arabi ed Ebrei convivessero pacificamente all'interno delle medesime famiglie. In tutti questi anni, in tutti questi luoghi e situazioni, Said è sempre nel posto sbagliato, palestinese cristiano con passaporto americano, sospetto ai compagni inglesi in Egitto, ai nazionalisti arabi più o meno religiosi, agli studenti per lo più ebrei della Columbia; fa cose diverse da quelle che gli altri sembrano fare senza fatica; si ritrova sempre, suo malgrado, ad esprimersi in una lingua diversa da quella della maggioranza che lo circonda, inglese tra gli arabofoni, arabo tra gli anglofobi; tradisce sempre le aspettative che gli altri hanno su di lui.
    A oltre sessant'anni, forse non a caso un anno dopo la morte della madre, l'autore si scopre ammalato di una forma rara di leucemia e decide di scrivere questa autobiografia, frugando dentro di sé, nelle vicende che, dal ragazzino impaurito all'intellettuale e politico, hanno determinato il proprio disagio, per restituire il riflesso della diversità e dello spaesamento e per fare intendere al lettore che va bene così. E così Edward Said conclude la sua biografia:
    <I>
    "A volte mi sembra di essere un ammasso di correnti in flusso continuo. Preferisco quest'immagine all'idea di un Io solido, di una identità fissa alla quale, pure, la gente attribuisce tanta importanza [...] Date le tante dissonanze della mia vita, ho imparato a preferire la diversità e lo spaesamento." </I>

    Consigliato a chi è considerato un inetto da genitori ed insegnanti.


    ( Feltrinelli, Milano, 2000)

  • 19
    Giu
    2002
    IL VECCHIO E IL MARE di Ernest Hemingway
    (68553 click) - Sim Van
    Il vecchio e il mare è un breve romanzo che segna l'epilogo della carriera narrativa dello scrittore americano Ernest Hemingway e descrive la disperata lotta per la sopravvivenza che tormentò lo scrittore e che lo condusse al suicidio.

    Esso è ambientato in un piccolo villaggio dei Carabi, anche se l'azione si svolge nell'Oceano Atlantico, in un momento non specificato e narra l'avventura in mare del vecchio pescatore Santiago, il protagonista, che dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, sfiduciato e deluso, abbandonato da tutti, vive solo nella capanna suo villaggio come se fosse stato colpito da una maledizione, con l'unica compagnia del giovanissimo Manolo, il ragazzo a cui ha insegnato a pescare.

    Solo la solidarietà di Manolo e l'esempio dell'italo americano Joe di Maggio, imbattibile capitano della squadra di baseball di New York, di cui legge sul giornale e che rievoca con il ragazzo, gli permetteranno di trovare la forza di ritornare in mare per riprendere la professione di pescatore.

    Santiago quindi torna a pescare e, quasi come un principiante, solca da solo, con la sua imbarcazione, il Mare dei Carabi, in una disperata caccia ad un enorme pesce spada che dura più giorni e che, grazie alla sua esperienza, riesce ad uccidere, contento di aver vinto la lotta con la natura ma anche risentito per aver ucciso un essere vivente, un animale forte e solo, con il quale si è identificato. Durante il viaggio di ritorno il vecchio dovrà quindi affrontare un'altra lotta tremenda contro gli squali, che poco per volta gli strappano la preda, lasciandone solo l'enorme scheletro, vanificando i suoi sforzi e le sue speranze.

    I temi del romanzo sono l'amicizia e l'affetto tra il vecchio pescatore ed il giovane Manolo; la speranza ed il coraggio del vecchio, che si spinge in alto mare per raggiungere il suo obiettivo; la solitudine e lo sconforto che egli patisce; la vittoria dell'uomo sulle forze della natura, quindi la felicità, ma anche il risentimento per l'uccisione di un essere vivente. Alla fine ciò che il vecchio pescatore ed il lettore imparano è che la natura è comunque un luogo di distruzione, un luogo che circonda l'uomo ma che pure è parte integrante della sua anima, dal momento che l'uomo stesso è soggetto alla morte e può dispensarla.
    Il linguaggio di Hemingway è semplice ed essenziale, con un ampio uso di termini specifici relativi alla pesca, ed egli riesce magistralmente a creare un'atmosfera di tensione e suspance tale da coinvolgere completamente il lettore nella sfida tra l'uomo e la natura.
    In conclusione il romanzo può risultare un po' datato, ma sicuramente costituisce un modello della letteratura eroica del Novecento.


    (Il Vecchio e il Mare è edito dalla Mondatori; l'edizione in lingua originale, The old man and the sea, è edita dalla Triad Grafton Books)
  • 19
    Giu
    2002
    Viaggio alla fine del millennio di Abraham B. Yehoshua
    (10366 click) - Sim Van
    Il romanzo è ambientato nell'anno 999, quando la grande civiltà mediorientale vive uno dei massimi momenti di splendore e l'occidente deve ancora "rinascere" dopo le grandi e successive crisi dei secoli precedenti, ma mantiene una presunzione di superiorità.
    Nell'estate di quell'anno, il ricco mercante ebreo Ben-Atar salpa da Tangeri alla volta di Parigi, sperduta cittadina nel cuore di un'Europa selvaggia e lontana, in fermento per l'approssimarsi dell' Anno Mille.
    Scopo del suo viaggio è ritrovare l'amato nipote Raphael Abulafia, suo giovane socio in affari. Il loro rapporto di collaborazione è stato troncato in seguito alle critiche rivolte alla bigamia di Ben-Atar dalla nuova moglie di Abulafia, una vedova ebrea di Worms.
    Compagni di viaggio del mercante sono le sue due mogli, il socio ismaelita Abu-Lufti e un rabbino Andaluso, Elbaz, che ha il compito di convincere, dall'alto della sua autorità religiosa, la devota moglie di Abulafia della legittimità della situazione famigliare di Ben-Atar.
    Con l'arrivo a Parigi ha immediatamente luogo un primo processo, in cui il rabbino difende con successo il mercante maghrebino davanti a una giuria composta da ebrei illetterati.
    Poi si svolge un nuovo processo davanti ad un arbitro unico scelto tra i saggi della cittadina ashekenazita di Worms. Di esito opposto, i due processi sono la sublimazione dello scontro tra due modi diversi di vivere l'ebraismo, due diversi codici di comportamento all'interno di una comune fede e tradizione.
    E il giovane ebreo Abulafia rispecchia proprio la situazione di estremo disagio di chi è colto tra queste due realtà, lacerato dalla contraddizione, dalla potenza dello scontro tra Nord e Sud, tra Oriente ed Occidente, una contraddizione ancora presente nella moderna Israele, in un'epoca che, anch'essa, ha segnato il passaggio da un millennio ad un altro .
    Nel romanzo, questo conflitto apparentemente insanabile, troverà simbolicamente una soluzione parziale nel dolore e nella morte.


    (Viaggio alla fine del Millennio di Abraham B. Yehoshua è pubblicato in Italia da Edizioni Einaudi - Supercoralli)

  • 02
    Giu
    2002
    Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti.
    (5891 click) - Sim Van
    Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti è un giallo ambientato tra gli anni successivi all’unità d’Italia e gli anni 1938-39, in un paese immaginario dell’Appennino tosco-emiliano, povero e dal clima rigido.

    Protagonisti sono un maresciallo dei carabinieri napoletano, Benedetto Santovito, e alcuni degli abitanti del paese, tra cui Ciarèin, uno scaltro ragazzino emigrato in Francia alla fine dell’Ottocento.

    La narrazione è strutturata in due parti, nella prima i capitoli sono ambientati alternamente nel ’38 -’39 e nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, nella seconda nel 1940.

    Ed è nel 1884 che Ciarèin lascia la miseria del suo paese di montagna, nascosto dentro al carretto di un venditore ambulante, per sbarcare clandestinamente in Francia, a Givor, dove lavora, in una condizione di semi-schiavitù in una vetreria insieme a tanti altri suoi giovanissimi compaesani, chiamati dai francesi con disprezzo macaronì.
    Scappa poi a Marsiglia, dove si occupa del traffico di immigrati clandestini per una banda di napoletani, quindi, dopo che un carico di ragazze da avviare alla prostituzione viene intercettato dalla polizia, fugge ad Aigues-Mortes, in Provenza, dove, per un salario da fame, lavora alle Saline e, nel 1893, si imbatte nella caccia all'uomo condotta dagli operai francesi contro gli immigrati italiani accusati di rubar loro il lavoro, di essere dei crumiri e di far scendere i salari.
    Finisce poi in miniera a Villerupt, in Lorena, dove incontra un suo compaesano ma, purtroppo, anche la malasorte.

    E’ invece nel periodo che va dal 1938 al 1940, durante il regime fascista, che il maresciallo Santovito, trasferito dal sud a causa del suo blando antifascismo, giunge nel paese in cui si svolge la vicenda, in seguito alla morte, forse non accidentale, del precedente maresciallo dei carabinieri, ed è allora che si susseguono l’omicidio del curato del paese, di un vecchio emigrato tornato dalla Francia e di un anarchico, tutti con un vissuto legato alla Francia.

    Per l’ostinato Santovito, non sarà semplice indagare la causa di tali omicidi, dovrà scontrarsi con il mutismo e l’ostilità degli abitanti del paese, da sempre diffidenti verso le istituzioni, dovrà affrontare la disapprovazione delle camicie nere, vagherà per i sentieri impervi del paese, sempre ghiacciati, con l’unico conforto dell’osteria, del buon vino bevuto tra un piatto di cucina casereccia e una partita a carte e con l’aiuto del suo giovane e sollecito collaboratore, l’appuntato Cotogno.

    Macaronì è un romanzo giallo e storico al medesimo tempo, è un romanzo della memoria, che ripercorre le sofferenze di intere generazioni di italiani che emigrarono all’estero per fuggire la miseria (il massacro di Aigues-Mortes, al cui termine si registrarono nove morti e duecento feriti è un fatto realmente accaduto), ma è anche un romanzo di attualità, che narra di immigrazione clandestina, permessi di soggiorno, lavoro in nero a condizioni inumane e sottopagato, al limite della schiavitù, di tensioni sociali e discriminazioni etniche, di conseguenze negative per gli immigrati provocate dei rapporti diplomatici tra due paesi. Il tutto evocato con passione e competenza. 

    Macaronì (1997) è il primo dei romanzi che compongono la trilogia legata alle investigazioni del maresciallo Santovito, a cui appartengono Un Disco dei Platters (1998) e Questo Sangue che Impasta la Terra (2001), questi ultimi ambientati rispettivamente nell’Italia (Emilia) degli anni Sessanta e Settanta.

    ( Edizioni Oscar Bestsellers - Arnoldo Mondadori Editore)
  • 02
    Apr
    2002
    Things Fall Apart di Chinua Achebe
    (9374 click) - Sim Van
    Things Fall Apart, pubblicato nel 1958, è il capolovaro dello scrittore nigeriano Chinua Achebe.

    Il romanzo narra la storia di Okonkwo, un fiero guerriero della tribù nigeriana degli Igbo che, nel tardo Ottocento, occupa una posizione di rilievo nel suo villaggio, Umuofia.

    La vita degli abitanti del villaggio è regolata dalla tradizione trasmessa loro dai propri antenati, dal ritmo delle settimane di mercato, dal susseguirsi delle stagioni di pioggia e siccità, dalle guerre e dalle celebrazioni religiose.

    Okonkwo agisce guidato dal desiderio di oscurare la reputazione del padre, uomo dal temperamento indolente e amante della musica, quindi lavora sodo per ottenere benessere economico e prestigio sociale, costruendosi una grande fattoria e formando una grande famiglia, con tre mogli e vari figli.

    Tuttavia un giorno uccide accidentalmente un giovane membro della sua tribù perciò è costretto all'esilio per sette anni. Si rifugia con la famiglia nel villaggio materno e lì ritrova prosperità, benché il suo unico desiderio resti quello di tornare al villaggio natale e riconquistare una posizione di rispetto ed autorità.
    Terminati gli anni di esilio, Okonkwo torna quindi ad Umuofia, dove però, nel frattempo, la situazione è molto cambiata. Una missione cristiana si è stabilita nel villaggio e con essa l'amministrazione coloniale britannica: lo scontro con la cultura Europea è deleterio.
    I costumi tribali vengono considerati fuorilegge, vengono costruite prigioni per custodire chi rappresenta un pericolo per l'autorità britannica e i clan si disgregano, è il crollo della società igbo.
    Il figlio maggiore di Okonkwo, Nwoye, si converte al cristianesimo mentre l'uomo non è in grado di adattarsi al cambiamento e reagisce con ostilità al governo europeo, per cui viene incarcerato ed umiliato e, dopo il rilascio, uccide un messaggero africano impiegato dalle autorità britanniche, quindi si suicida, atto che la tradizione del suo popolo, gli Igbo, considera sacrilego.
    Le ultime righe del romanzo sono molto toccanti ed illuminanti, soprattutto per noi europei, ma lascio a voi la sorpresa…



    IL CONTESTO STORICO
    La storia di Okonkwo e degli Igbo è la storia della colonizzazione britannica e del collasso della cultura indigena. L'Inghilterra, originariamente attiva nel commercio degli schiavi, abolì la schiavitù nel 1807. Poco tempo dopo, come ammenda per la passata attività, inviò missionari cristiani che convertissero i popoli africani, i quali reagirono rifiutando la nuova religione ma permettendo ai propri figli di frequentare le scuole create dalle missioni. Infine giunsero in Africa le milizie britanniche per sostenere la legge inglese, distruggendo così la vecchia autorità delle tribù.

    (Things Fall Apart è edito in Italia da Loesher in lingua originale, con guida alla lettura di M. R. Girotti.)



  • 18
    Feb
    2002
    Chocolat di Joanne Harris
    (5232 click) - Sim Van
    Il romanzo è ambientato a Lansquenet, un paesino della Normandia, ormai popolato solo da anziani contadini e artigiani, dove un martedì di carnevale, in un momento di insolita euforia collettiva, giungono una giovane donna vestita con abiti colorati, estrosi e una bambina, curiosa e allegra: sono Vianne Rocher e la figlioletta Anouk, straniere, variopinte, attraenti e da subito disinvolte.

    Vianne decide, su richiesta della figlia e stanca di tanti anni di vita nomade, di fermarsi in quel villaggio, per mettere radici e per creare per sé e per la figlia dei punti di riferimento, dei rapporti stabili.

    Affitta una vecchia panetteria abbandonata e in pochi giorni la trasforma in una incantevole chocolaterie, La Céleste Praline, che subito sconvolge la staticità della vita dei paesani, incuriosendoli sin dal giorno dell'inaugurazione, al principio del periodo di Quaresima.

    Il negozio infatti, colmo di cioccolata, cioccolatini, torte, biscotti, pupazzetti di marzapane dagli aromi inebrianti e colori vivacissimi, diviene punto di ritrovo ed elemento di conforto per coloro che non sono riusciti ad integrarsi nella comunità (tra i tanti, un solitario maestro in pensione, Guillaume, con il suo inseparabile cane; una giovane donna cleptomane, Josèphine, moglie del violento proprietario del café del paese; un'eccentrica vecchietta, Armande, e il suo timido nipote Luc Clairmont) ma incontra l'ostilità del gruppo di paesani che gravitano intorno al curato Reynaud, i perbenisti del paese, nemici dei cambiamenti e della diversità (tra questi sono il marito di Josèphine, Muscat e la figlia di Armande, Caroline Clairmont).

    Il giovane curato, solo e pieno di angosce antiche, diventa il vero nemico di Vianne, che lei identifica con l'Uomo Nero tanto temuto sin dall'infanzia, una figura quasi demoniaca.
    Egli, invidioso della vitalità, dell'allegria e del pizzico di magia che la padrona della chocolaterie sa trasmettere ai suoi clienti ed amici, aiutandoli ad affrontare e risolvere molti dei loro problemi, organizza una vera e propria crociata contro Vianne, ne scaturisce una guerra tra l'astinenza, l'aridità, il conformismo, l'odio, la solitudine e il piacere, la gioia, l'amicizia e la vita, tra la Quaresima ed il Carnevale.

    Ma lo spirito di libertà che La Céleste Praline emana, continua a diffondersi. In paese, dal fiume, giunge un gruppo di nomadi, guidati dal giovane Roux, subito rifiutati e combattuti dai benpensanti del paese e sostenuti e difesi da Vianne e dai suoi amici, ed altri sconvolgimenti sono in arrivo.
    Il romanzo si chiude con Vianne che sa di portare in grembo un figlio concepito in una notte magica con Roux e con l'espressione del suo inesauribile desiderio di libertà, di amore, di avventure e di vita:

    <I>"Il vento ha spazzato via le mie paure. Faccio un cenno di saluto all'Uomo Nero nella sua torre, e il vento mi strattona allegramente la gonna. Sono fuori di me per la gioia, piena di aspettative."</I>


    (Traduzione di Laura Grandi, Pag. 338, Edizioni Garzanti)
  • 09
    Feb
    2002
    La stanza del vescovo di Piero Chiara
    (4306 click) - Sim Van
    Il vero protagonista di questo romanzo è il lago Maggiore, luogo in cui, nell'atmosfera più o meno euforica del 1946, a guerra appena terminata, si sviluppa la storia.

    Il narratore, un giovane sui trent'anni, solca le acque del lago, per diporto, con la sua barca a vela, la Tinca, che governa con la perizia di un autentico marinaio.

    Una sera questi conosce un curioso personaggio che gli dimostra simpatia e che lo invita a villa Cleofe , nel porticciolo di Oggebbio, sulla sponda del lago, di fronte al paese di Luino.
    Si tratta di Temistocle Orimbelli, un signorotto del luogo che vive con la moglie, Cleofe per l'appunto, e la giovane e bella cognata vedova, Matilde, nella villa solitaria. Il narratore viene alloggiato in una stanza speciale, detta "del vescovo" a ricordo di un ospite illustre del passato, la cui antica veste talare viene conservata nell'armadio della stanza.
    I due uomini si danno subito alla bella vita, solcando il lago in barca, alla caccia di facili prede femminili, scoprendosi entrambi accaniti dongiovanni.

    Ma nel frattempo a Villa Cleofe la moglie di Orimbelli si suicida a causa della vita oziosa del coniuge, inoltre si scopre che la cognata Matilde non è vedova, poiché ricompare il marito, creduto morto in guerra.
    A questo punto il romanzo si tinge di giallo, per poi trasformarsi in tragedia.
    L'opera è un dramma sui veleni della bella provincia lacustre, arricchito da un accumulo di invenzioni, paradossi, improvvisi mutamenti, imprevedibilità di caratteri, e un umorismo macabro, introdotto con esemplare leggerezza.

    Nel 1977, dal romanzo è stato tratto il film omonimo, diretto da Dino Risi, con Ugo Tognazzi nel ruolo di Temistocle Orimbelli e Ornella Muti in quello di Matilde.


    (La stanza del vescovo di Pietro Chiara è stato pubblicato da Mondatori nel 1976)

  • 09
    Feb
    2002
    La fattoria degli animali
    (13615 click) - Sim Van
    La fattoria degli animali è una fattoria dove gli animali si ribellano all'uomo e decidono di autogovernarsi per porre fine alla tirannia umana di cui sono vittima, creando un nuovo ordine fondato sul concetto utopistico di uguaglianza.

    La storia ha inizio con il sogno di un maiale anziano, il Vecchio Maggiore, che profetizza la rivoluzione.
    Dopo qualche mese questi muore ma il sogno si realizza e la fattoria degli animali prende il posto di quella padronale.

    Con il tempo però, i maiali, che sono animali astuti, avidi e prepotenti, prendono il sopravvento sulle altre specie più docili e assumono comportamenti umani, si trasferiscono nella casa colonica, imparano a camminare in posizione eretta, si vestono con i vecchi abiti del fattore, fino a somigliare completamente all'uomo.

    Gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati durante la rivoluzione vengono traditi e Napoleon, un grosso verro prepotente ed autoritario, accentrerà su di sé tutto il potere e si impossesserà degli utili della fattoria, sottoponendo gli altri animali agli stessi maltrattamenti e privazioni che avevano vissuto prima della rivoluzione.

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