• 27
    Nov
    2017
    'Alberto Bernardi: Io scrittore di romanzi da... vedere!' Alberto Bernardi: Io scrittore di romanzi da... vedere!
    (160 click) - Marco Zorzetto

    Alberto Bernardi presenta il suo primo romanzo thriller: "Non commettere atti impuri", una storia accattivante che scorre tra amore, sesso, azione e colpi di scena.

     

     

  • 01
    Lug
    2017
    'Non commettere atti impuri thriller' Non commettere atti impuri... il thriller dell'estate
    (501 click) - Rita Biganzoli

    Il thriller dell'estate 2017, da leggere tutto d'un fiato...

  • 04
    Lug
    2014
    'Addio a Giorgio Faletti' Addio a Giorgio Faletti
    (2330 click) - Silvio Barbieri

    63 anni e un'ampia e variegata carriera: cabarettista, attore, scrittore, cantante

  • 29
    Nov
    2012
    'Le favole di Nonna Ezia' Le favole di Nonna Ezia
    (3209 click) - Rita Biganzoli

    Dal 1 dicembre 2012  "Le Favole di Nonna Ezia", un bellissimo libro di favole, un piccolo aiuto anche per l'Associazione Genitori e Amici della Chirurgia Pediatrica "Gozzadini" (AMACI) di Bologna

  • 21
    Giu
    2011
  • 22
    Nov
    2010
    Storia della Pedagogia
    (3502 click) - Sim Van
    Tesine.net consiglia!Un testo appositamente studiato per superare gli esami del corso per Dirigenti di Comunità. Adatto agli Operatori dei Servizi Sociali, perfetto per il Liceo Socio-Pedagogico, utilissimo come sunto per gli studenti universitari. Acquistalo su TESINE.NET!
  • 22
    Feb
    2003
    PARIS, DABAR di Paolo Angelici
    (3321 click) - Sim Van
    Via del Pratello, Bologna, un giorno del tempo presente.
    Otto pugni di persone si affrontano in una sfida all'ultimo bicchiere in un percorso itinerante in quattro bar del rione. Per ogni sosta, un bevuta; per ogni bevuta, un punteggio secondo un regolamento cervellotico con un intrigante premio a sorpresa. Vince chi non "straccia".
    Eccezionale ritratto della "Bologna da bere". Il regista, Paolo Angelici, ritrae egregiamente questa preziosissima oasi della città.
    L'ottima regia, nonostante il contesto grottesco, incornicia il tutto con poesia, ironia, rispetto e delicatezza.
    Fortissimo il richiamo al cinema felliniano, qui trasposto nell'ottica e con la tecnica del road movie.
    I personaggi che popolano Bologna, solo parzialmente rappresentati, rendono giustizia al mito della città. La maratona alcolica è solo un'occasione per far emergere le singole individualità dei protagonisti con i loro ricordi, le esperienze, gli amori, le amicizie, i desideri, i dubbi.
    Finalmente il cinema italiano ci regala una pellicola originale, priva di retorica e genuinamente bella.
  • 14
    Gen
    2003
    ARARAT - IL MONTE DELL'ARCA di Atom Egoyan
    (3274 click) - Sim Van
    E' il racconto di un film che partorisce un film.
    La storia è percorsa dal ricordo del genocidio del popolo armeno ad opera dei turchi.
    In questo sottofondo storico il regista armeno tesse la complicata trama in cui i destini di due famiglie, una di origine armena e l'altra canadese, si incontrano casualmente.

    Lodevole l'intento di realizzare un film di denuncia sulla drammatica persecuzione del popolo armeno avvenuta nel secolo scorso quando si consumò il genocidio di questa gente che, con un milione e mezzo di morti ammazzati, costituisce, insieme ai sei milioni di morti ebrei nei lager tedeschi e alle centinaia di migliaia o, probabilmente, milioni di curdi massacrati nella loro terra, la fredda traduzione numerica delle sofferenze individuali che nascondono tali aride ma spaventose cifre.

    Il dualismo tra i due film contenuti nella medesima pellicola non facilità la piena comprensione della trama inoltre, in alcuni tratti, la regia può risultare decisamente migliorabile.
    L'esasperata ricerca delle personali radici storiche da parte dei protagonisti, principali e secondari, costituisce un punto nodale del film che, tuttavia, rischia di risultare alquanto pesante; in particolare rileva, in tal senso, la figura della sorellastra/amante del protagonista che ha un rapporto ossessivo, confusionario e quasi fastidioso, con la ricostruzione del passato familiare.

    Alla fine si può dire che questa pellicola contiene tre film: la storia del protagonista Raffi, il racconto del pittore e, infine, il presunto film di Soroyan sul genocidio.

    Indubbiamente, però, la pellicola riserva alcuni momenti di intensità supportati anche da immagini forti e crude e, nel complesso, costituisce un modo insolitamente non sbrigativo di rappresentare, seppur in un'ottica forse di parte, una pagina importante di storia.
    Durata 1h e 55'.
  • 18
    Ott
    2002
    IL GATTOPARDO
    (14265 click) - Sim Van
    La vicenda descritta nel romanzo si svolge in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico, quando già incalzano i tempi nuovi, dall'anno dell'impresa dei Mille di Garibaldi la storia si prolunga fino ai primordi del Novecento.
    Protagonista è una famiglia della più alta aristocrazia isolana, i Salina, sul cui stemma è raffigurato un gattopardo, ma la narrazione si accentra quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, il "Gattopardo", uomo complesso e tormentato che trova nella passione per l'astronomia e per la caccia una via di fuga dallo spazio e dal tempo in cui vive.

    La storia comincia quindi narrando i fatti di casa Salina durante i giorni in cui i Mille sbarcano nell'isola, quando anche il nipote preferito di don Fabrizio, il giovane e avvenente Tancredi Falconieri, decide di unirsi ai garibaldini affermando che, "Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi".

    Terminati poi i momenti più critici della spedizione di Garibaldi, la famiglia Salina si trasferisce, come ogni anno, nella residenza estiva di Donnafugata, dove Tancredi conosce Angelica, la bellissima figlia di don Calogero Sedara, un sensale arricchito, divenuto sindaco del paese e simbolo dell'ascesa sociale della nuova ricca borghesia. La ragazza, con la sua grazia e la sua ricca dote convince Tancredi a sposarla e il Principe acconsente alle nozze.
    Intanto da Torino, allora capitale del Regno, viene offerta la nomina a senatore al Principe, ma egli, molto scettico, declina l'offerta indicando come più adatto proprio don Calogero Sedara.

    Gli anni trascorrono: don Fabrizio constata che alla sua classe, quella dei "Gattopardi", è subentrata quella degli "sciacalli", avida di guadagni e povera di tradizioni, come appunto i Sedara. Quindi, dopo essere stata a lungo da lui corteggiata, la morte lo coglie in una camera d'albergo con vista sul mare a Palermo, nel luglio1883, dopo un lungo e faticoso viaggio a Napoli.
    Le sue tre figlie, zitelle, continueranno a vivere a villa Salina, ormai ricoperta di polvere e di vecchi ricordi, come uniche superstiti di quello che fu uno splendido casato.

    Il Gattopardo é un libro di difficile interpretazione. Esso presenta temi contrastanti: i cambiamenti storici della Sicilia; l'introspezione interiore di un aristocratico che vive personalmente il disagio di una generazione a cavallo tra due contesti politici differenti; il senso di decadenza della Sicilia e della classe aristocratica, che lascia il posto alla nuova borghesia, capace di adattarsi più in fretta ai cambiamenti.
    L'autore, che come il protagonista appare sfiduciato ed indifferente nei confronti del contesto politico e sociale del tempo, svela la vera identità della Sicilia, una regione da sempre chiusa in se stessa, e dei siciliani, intolleranti alle novità. E lo fa con un'ironia tipicamente siciliana, beffarda e tagliente, espressa abilmente dal linguaggio.
    Tramite la descrizione dei paesaggi assolati, dominati dal senso di morte e dalla pigrizia di un clima caldissimo, dei giardini e degli interni dei palazzi signorili, anch'essi intrisi di decadenza e di morte, dei personaggi, su cui incombe spesso l'ombra della morte, egli sviluppa il motivo più autentico del romanzo, la negazione della storia, la sterilità dell'agire umano.

    ( Feltrinelli, Milano)
  • 11
    Ago
    2002
    SEMPRE NEL POSTO SBAGLIATO
    (6742 click) - Sim Van
    AUTOBIOGRAFIA di Edward W. Said
    Titolo originale: Out of place; traduzione dall'inglese di Adriana Bottini

    L'autore narra la propria infanzia e giovinezza vissuta in famiglia, in grandi ville signorili fra Gerusalemme, il Cairo e Dhour (Libano) tra gli anni '40 e '50; sullo sfondo sono la colonizzazione inglese e americana, la nascita dello stato di Israele nel 1948 e l'occupazione della Palestina.
    Primogenito di cinque figli, unico maschio, è considerato pigro, goffo, inaffidabile e fuori posto da genitori ed insegnanti, studia nelle migliori scuole inglesi ed americane del Medio Oriente insieme ad i più noti WOG, Westernized Oriental Gentlemen (tra cui il futuro re di Giordania Hussein e il Omar Sharif), quindi negli States a Princeton e Harvard.
    Egli narra con intelligenza, con stile impeccabile ed un linguaggio preciso ed articolato, senza indulgere in sentimentalismi, anzi con una vena umoristica ed autoironica alla stregua di Woody Allen (o anche, per intenderci, di Italo Svevo in certi passaggi de La coscienza di Zeno), delle origini della sua famiglia; dell'espropriazione della casa natale a Gerusalemme dopo il 1948; della giovinezza vissuta al Cairo nel benessere dato dall'attività commerciale del padre; della sua relazione con il padre, burbero al limite della crudeltà, distante e duro e con la madre pericolosamente invasiva, ma amatissima; delle vacanze trascorse per anni con la famiglia nella casa in Libano; degli anni di scuola, college e università; degli incontri con figure che determineranno la sua vita: tutta la famiglia Said e la zia votata alla causa palestinese, gli insegnanti inetti di varie scuole di lusso, gli studenti straricchi di Princeton e lo studente-bulletto futuro Omar Sharif, di un buon insegnante di piano; di amici e conoscenti di famiglia, negozianti cairoti e libanesi.
    E intanto mostra come, prima dell'occupazione israeliana, Arabi ed Ebrei convivessero pacificamente all'interno delle medesime famiglie. In tutti questi anni, in tutti questi luoghi e situazioni, Said è sempre nel posto sbagliato, palestinese cristiano con passaporto americano, sospetto ai compagni inglesi in Egitto, ai nazionalisti arabi più o meno religiosi, agli studenti per lo più ebrei della Columbia; fa cose diverse da quelle che gli altri sembrano fare senza fatica; si ritrova sempre, suo malgrado, ad esprimersi in una lingua diversa da quella della maggioranza che lo circonda, inglese tra gli arabofoni, arabo tra gli anglofobi; tradisce sempre le aspettative che gli altri hanno su di lui.
    A oltre sessant'anni, forse non a caso un anno dopo la morte della madre, l'autore si scopre ammalato di una forma rara di leucemia e decide di scrivere questa autobiografia, frugando dentro di sé, nelle vicende che, dal ragazzino impaurito all'intellettuale e politico, hanno determinato il proprio disagio, per restituire il riflesso della diversità e dello spaesamento e per fare intendere al lettore che va bene così. E così Edward Said conclude la sua biografia:
    <I>
    "A volte mi sembra di essere un ammasso di correnti in flusso continuo. Preferisco quest'immagine all'idea di un Io solido, di una identità fissa alla quale, pure, la gente attribuisce tanta importanza [...] Date le tante dissonanze della mia vita, ho imparato a preferire la diversità e lo spaesamento." </I>

    Consigliato a chi è considerato un inetto da genitori ed insegnanti.


    ( Feltrinelli, Milano, 2000)

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